Benvenuti nel mondo dei Sacri di Birmania a Fiuggi
“Wonderful Dream” è un allevamento familiare dedicato ai Sacri di Birmania, nato dalla passione di Roberta Moro. Situato nel cuore di Fiuggi, il nostro impegno si basa sulla cura amorevole, il rispetto per la razza e la promozione dei suoi tratti unici, garantendo benessere e qualità di vita ai nostri gatti.
Offriamo un ambiente accogliente, consulenza esperta e supporto continuo per chi desidera conoscere o accogliere un Sacro di Birmania.
Allevamento “Wonderful Dream” di Sacri di Birmania
Uno spazio dedicato a foto selezionate che rivelano l’eleganza e il carattere unico dei nostri gatti Sacri di Birmania.






La storia affascinante della razza Sacri di Birmania
La Leggenda del gatto Sacro di Birmania
In un tempio della lontana Birmania si adorava una dea tutta d’oro con gli occhi color zaffiro. Qui i monaci vivevano in pace e serenità con i loro cento gatti bianchi.
Un giorno il tempio fu invaso da predoni che uccisero il Gran Sacerdote mentre, con a fianco il suo gatto bianco, stava in meditazione davanti alla statua della dea.
Non appena l’animale vide il suo padrone steso al suolo, salì sopra il corpo inanimato fissando la dea negli occhi come a chiedere vendetta.
Avvenne allora una straordinaria trasformazione: il mantello del gatto prese il color oro della dea, le gambe, il muso, le orecchie e la coda assunsero il colore scuro della terra, gli occhi divennero blu zaffiro come gli occhi della dea; solo le zampe, che poggiavano sul cadavere del monaco, rimasero candide in segno di purezza. Nello stesso tempo anche gli altri gatti del tempio subirono la stessa trasformazione e la trasmisero ai loro discendenti.
La storia della comparsa del gatto Sacro di Birmania in Europa non è meno avventurosa della sua leggenda: i primi due esemplari giunsero in Francia nel 1918, ma soltanto la femmina sopravvisse mettendo al mondo una cucciolata da cui ebbe origine l’intera razza. Dopo l’ultima guerra mondiale, la razza subì una tale contrazione che erano sopravvissute in tutto il mondo due sole coppie e da queste si partì per ottenere il riconoscimento ufficiale nel 1966.
La seguente storia è tratta dal libro di Marcel Reney “Les amis des chats”.
“Da quando vidi la bellissima fotografia di Dieu d’Arakan fatta da un giornalista ad una mostra parigina rimasi soggiogato da una specie di magico incantesimo che ancora mi avvince. I gatti Sacri di Birmania più dei Siamesi e più dei Persiani esercitano un singolare fascino al quale nessuno sfugge. I loro occhi carezzevoli e dolci, la strana bellezza del colore del loro manto ma soprattutto la loro personalità così accattivante rende questi amici differenti da tutti gli altri gatti. Per ben quindici anni mi sono dedicato alla scoperta ed alla chiarificazione del mistero della loro origine. Nel 1926 P.Youmand scrisse su “Il gatto”: “…..originario del lontano est come il Siamese il gatto di Birmania, allevato nei templi, era rigidamente sorvegliato e la sua esportazione proibita. Eppure, appena pochi anni fa, Mister Vanderbilt ha potuto acquistarne un paio dai quali è discesa la generazione attualmente esistente”. Dopo questa data vari articoli su riviste e su libri vennero a completare quell’annuncio troppo breve. Lo stesso Youmand dedicò quasi sei pagine al Sacro di Birmania nell’edizione del 1930 del suo secondo libro “Le razze dei gatti”. Il dottor Ferdinand Mery pubblicò su “Minerva” la leggenda di Sinh, l’antenato dei gatti del tempio di Lao-Tsun, e soprattutto M. Baudoin-Crevoisier pubblicò parecchi articoli sulla rivista felina belga (1931), su “Giardini e cortili” (1932), sulla rivista felina francese (1933) e su “Caccia, pesca, allevamento” (1935).
Io ho letto tutte queste documentazioni senza riuscire a gettare più luce sulle origini di questa splendida razza che ho cercato di allevare dopo Baudoin-Crevoisier. Posso ora fare una sintesi di ciò che conosco circa l’argomento, ma avvertendo i miei amabili lettori che la loro sete per lo sconosciuto verrà soltanto incrementata.
Sicuramente miliardario americano Vanderbilt durante una crociera in Oriente riuscì ad acquistare a caro prezzo una coppia di Birmani senza dubbio rubati al tempio di Lao-Tsun da un inserviente infedele. Questa coppia fu data ad una certa Signora Thadde Hadisch, ma il maschio morì accidentalmente sulla nave e la femmina, Sita, fortunatamente gravida, diede alla luce a Nizza ad una cucciolata nella quale vi era una femmina perfetta Poupée.
Youmand affermò nel 1933 in uno dei suoi articoli che Poupée non potendo essere coperta da un maschio della sua razza fu coperta da un gatto di razza “Lince del Laos” di proprietà di un medico di Nizza. Questo tipo di gatto dagli occhi color blu scuro, somiglia al Siamese. Il connubio produsse degli incroci Birmani e Laotiani e attraverso successivi incroci nacque un esemplare perfetto: Manou de Madalpour le cui marche somigliavano a quelle della madre Poupée. Successivamente il più informato Baudoin scrisse (1933): “…questa femmina fu allora coperta da un maschio siamese battezzato per la circostanza gatto laotiano”.
Frattanto nel 1933, tentando di avere maggiori informazioni su questa storia, scrissi al famoso medico di Nizza M. Prat. Egli mi rispose: “Noi abbiamo effettivamente avuto parecchi gatti siamesi, tra cui Youyou, ma non sappiamo niente delle loro origini e non conosciamo la Signora Hadisch di Vienna”.
Chiesi inoltre ad un grande cacciatore che veniva dal lontano Est asiatico e che viveva nel Laos, Guy Cheminaud, i cui libri erano molto conosciuti dagli amatori di storie di caccia di animali selvatici, cosa pensava del gatto Lince del Laos. La risposta fu categorica: “Non esistono gatti laotiani come specie distinta dai gatti siamesi”.
L’intera storia costruita da Youmand e Baudoin crollò dal momento che il testimone più importante, il proprietario del mitico gatto laotiano, non sapeva nulla circa il gatto del Laos nè della Signora Hadisch. Era comparsa inoltre in questa storia una certa Signora Leotardi, un’avventuriera in grande stile, che aveva posseduto i birmani dopo la Hadisch. La Signora Marcel Adams, che circondò di tenero affetto Manou de Madalpour, mi disse a Parigi che la Leotardi, prima di scomparire misteriosamente, le aveva raccontato la stessa storia sui birmani scritta a Youmand e Baudoin.
Nel 1933 pubblicai un articolo su “Caccia, pesca e allevamento” allo scopo di ottenere altre informazioni. Baudoin fece riferimento ad esso nel suo libro del 1935 “Sua altezza il gatto”. Egli dichiarò allora: “A parte gli scritti di Russel Gordon e di Auguste Pavie, non vi sono documenti sull’esatta origine di questi gatti. Dopo sei anni di ricerche personali e dieci anni di allevamento in Francia, i gatti Sacri di Birmania rimangono ancora così misteriosi circa la loro origine come lo furono allora. Nessuno ha prodotto novità al riguardo che io abbia potuto vedere e di conseguenza studiare”.
Ciò che più incuriosisce circa questa faccenda sono le testimonianze indicate da Youmand e Baudoin per dare una parvenza di verità alla storia del Birmano, quelle del maggiore inglese Sir Russel Gordon. Youmand scrive: “Il maggiore Russel Gordon, che faceva parte delle truppe inglesi incaricate della protezione dei Kittah, ebbe nel 1898 l’occasione di osservare quei sacri animali”. Dopo un commento sul tempio sotterraneo di Lao-Tsun, costruito agli inizi del XVIII secolo da monaci Kmer, i Kittah, la cui religione è segreta sia per la gente del posto sia per gli stranieri, egli cita ancora Russel Gordon: “…Il tempio di Lao-Tasun è incontestabilmente una delle meraviglie più singolari dell’Indocina, pochissimi mortali hanno potuto contemplarlo. Situato ad est del lago Incao fra Magoung e Sembo, in una regione quasi desertica, è circondato da una barriera di mura insormontabili. Colà vivevano ancora nel 1898 gli ultimi Kittah e mi fu permesso osservare alcuni di loro con i loro sacri animali. Dopo la ribellione e al tempo dell’occupazione inglese di Bhamo, una base alquanto isolata in ragione della sua distanza da Mandalay, abbiamo dovuto proteggere i Kittah dall’invasione dei Brahamini e li abbiamo salvati dal saccheggio e dal sicuro massacro. Il loro Lama, Yotag Rooh-Ougji, mi ricevette e mi diede una placchetta che ritraeva il gatto sacro ai piedi di una strana divinità i cui occhi erano fatti di due zaffii allungati (pezzo n° 4108 della mia collezione a Mildenhall) e più tardi, come segno di favore speciale, mi lasciò vedere i gatti sacri in numero di cento e ne spiegò l’origine”.
Tentai di ottenere una fotografia del pezzo menzionato da Sir Russel Gordon e l’esatta indicazione della rivista sulla quale questo testo era pubblicato, ma invano. Cercai pure di ottenere nuovi dettagli circa l’esistenza della Signora Hadisch e della Signora Leotardi ma anche qui inutilmente.
Cosicchè l’origine del gatto Sacro di Birmania rimane ancora avvolta in un impenetrabile velo, come se volesse punire quelli che hanno profanato, con il loro sacrilego furto, il tempio di Lao-Tsun.
Per il resto Baudoin, dopo aver tentato l’allevamento dei Birmani affermando che era facile, vi rinunciò nel 1935, anno in cui vendette alla Principessa di Hohenloe per circa trentamila franchi francesi dell’epoca, uno splendido maschio che si guadagnò l’ammirazione del pubblico francese ed estero, Dieu d’Arakan, oltre a circa cinque o sei maschi e femmine che ancora possedeva. In Svizzera ed in Belgio alcuni amatori cominciarono ad interessarsi di questo gatto senza peraltro riuscire a continuare l’allevamento della razza. In Francia due o tre allevatori possedevano ancora all’inizio del 1940 alcuni ibridi di Birmano con guanti scadenti.
I gatti della Principessa Ratibor ebbero alcune disavventure; affidati al Duca d’Aosta non se ne seppe più nulla per un certo tempo. Fu una sua cugina, la Contessa Giriodi Panissera, che riuscì finalmente a venirne in possesso. Nell’autunno del 1936 ebbi l’onore di essere ospite nel castello di Francavilla Bisio (ndr. in Piemonte, nei pressi di Novi Ligure), e di vedere da vicino i risultati ottenuti grazie alla capacità e alla pazienza della gentile proprietaria. Oltre a Dieu d’Arakan e a Reine de Rangoon, vi erano altri 17 gatti e fra i 14 cuccioli ve n’erano alcuni molto promettenti.
Cosa avvenne di questa bella collezione di gatti che io definirei i più belli del mondo? Dal 1940 in poi non ebbi nessun’altra notizia da Francavilla e mi rimane come sola consolazione il ricordo del grande cortile del castello nel quale i miei cari amici guantati saltellavano sotto lo sguardo compiaciuto della proprietaria.”
A distanza di quarant’anni da questo racconto mi sono recata al castello di Francavilla Bisio ed ho appurato che davvero è esistita la Contessa citata, inoltre una anziana governante dei Giriodi Panissera ha dichiarato di ricordare perfettamente il solo Dieu d’Arakan, che ha anche descritto con verosimiglianza, ma nè costei nè il figlio della Contessa Giriodi hanno saputo dirmi cosa ne è stato di quei Birmani e della loro florida progenie.
Il dottor Ermando Bruno, fondatore della F.F.I., negli anni ’70 mi consentì di esaminare i cataloghi delle esposizioni feline che si erano tenute in Italia dopo gli anni ’40, ma in nessun catalogo risultano iscritti Birmani appartenenti ad italiani.
I Gatti Sacri sono ricomparsi in Italia, e di nuovo in Piemonte, solo nel 1979, anno in cui riuscii ad ottenere dagli allevatori francesi la prima coppia: Porthos de Tchao Pai e Paquita.
Franca Maria Gabriele
Carattere del Sacro di Birmania: Quel rapporto unico con i bambini
Il rispetto per gli animali è alla base dell’educazione di un bambino.
Il Sacro di Birmania ha un ottimo rapporto con i bambini perchè è affettuoso, giocoso e mai aggressivo, preferisce la fuga alla difesa. È un compagno ideale per tutta la famiglia, poichè si lega molto ai membri e non ama la solitudine.
È un animale giocoso tanto da interagire perfettamente con i più piccini e dedica loro tanto tempo. È tanto paziente!
La sua affettività verso il suo “fratellino” viene esternata in vari modi: ama seguirlo in giro per casa, passare ore seduto sul suo computer mentre si studia; aspettare davanti la porta quando sente che sta per rientrare; Dormire sul suo cuscino per sentirne gli odori.
Seguirebbe il suo “fratellino” in capo al mondo, è quindi un perfetto compagno di viaggio.
Proprio perché il Birmano non ama la solitudine potrete abituarlo a viaggiare con voi.
La sua dolcezza e gentilezza sono rassicuranti per ogni genitore , ma questo non vuol dire che l’approccio iniziale non debba essere supervisionato e quindi alla base deve esserci l’insegnamento da parte delle famiglie del rispetto verso gli animali.
Il rispetto parte dalle azioni basi, mai disturbare un gatto durante i suoi bisogni principali quali mangiare, bere e uso della lettiera.
Come per tutti i gatti i forti rumori sono fonte di stress e paura, quindi mai urlargli contro o tirarlo e mai stringerlo troppo forte. Soprattutto create per lui degli spazi tranquilli dove possa riposare indisturbato e rigenerarsi per nuove avventure.
In sintesi:
Il Sacro di Birmania è il gatto perfetto per chi desidera un compagno dolce, affettuoso e particolarmente adatto ai bambini.
Un amico paziente, che cresce insieme a loro.


Fiuggi: il luogo ideale per allevare Sacri di Birmania
Fiuggi è una città da vivere grazie al suo connubio tra benessere termale, ricchezza naturale e patrimonio culturale. È nota per le sue acque benefiche, ideali per la cura di patologie renali, ma offre anche un’ampia gamma di opportunità come passeggiate nella natura, sport all’aria aperta e una vivace scena culturale e gastronomica nel centro storico medievale. La città unisce la quiete del benessere termale con la vitalità di un borgo con storia, arte e vita sociale.
In questo contesto ambientale e sociale alleviamo i nostri preziosi Sacri di Birmania garantendo loro benessere fisico e mentale, pronti per essere accolti da famiglie e persone amorevoli.


Fiuggi, la cornice perfetta per l’allevamento dei Birmani
In questo contesto, l’allevamento non è solo una passione, ma una vera e propria filosofia di cura e rispetto. Ogni Sacro di Birmania cresce in un ambiente familiare, seguito con attenzione in ogni fase della vita, dall’allattamento alla socializzazione. Il risultato è un gatto sano, equilibrato e perfettamente abituato al contatto umano.
Fiuggi non è semplicemente lo sfondo: è una parte fondamentale della storia di ogni cucciolo. Qui, la magia delle acque e il fascino della natura si uniscono per creare un luogo ideale dove il Sacro di Birmania può crescere e mostrare tutta la sua bellezza.
Gli occhi blu di un Birmano: il segreto del loro fascino
Tra tutte le caratteristiche che rendono unico il Sacro di Birmania, una è impossibile da ignorare: i suoi occhi blu intensi.
Non un blu qualsiasi, ma un blu profondo, quasi ipnotico, capace di catturare l’attenzione e trasmettere un senso immediato di dolcezza e mistero.
Ma qual è il segreto di questo fascino?
Il riflesso dell’anima
Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima, e nel Birmano questo sembra ancora più vero.
Il suo sguardo non è distante o enigmatico, come quello di molti altri gatti: è diretto, espressivo, comunicativo. Quando il Birmano guarda, sembra voler entrare in connessione con te, capire cosa provi, farsi capire a sua volta.
Un colore raro e naturale
Il blu dei suoi occhi non è un caso: è legato alla particolare genetica della razza e al pointed, la tipica colorazione che fa sì che muso, orecchie, coda e zampe siano più scuri del corpo.
Questa combinazione cromatica crea un contrasto naturale che fa risaltare ancora di più il blu dello sguardo.
Un blu che cambia con l’emozione
Chi vive con un Birmano lo sa: quegli occhi parlano.
- quando è felice, diventano vivaci e pieni di luce,
- quando è curioso, si fanno profondi,
- quando cerca coccole, diventano incredibilmente teneri.
È uno sguardo che comunica fiducia e amore, non solo bellezza.


Gli occhi blu del Sacro di Birmania sono molto più di un tratto estetico.
Sono il simbolo della sua anima dolce, sensibile e incredibilmente affettuosa.
Forse è questo il vero segreto del loro fascino:
non incantano solo gli occhi.
Arrivano dritti al cuore.
Come prendersi cura del mantello del Sacro di Birmania
l Sacro di Birmania è famoso per il suo mantello setoso, elegante e quasi “auto‐gestito”. A differenza di altre razze a pelo lungo, il suo pelo non forma praticamente nodi grazie alla struttura priva di sottopelo fitto. Ma questo non significa che non abbia bisogno di attenzioni: la cura del mantello è un momento di benessere e di relazione.
✅ 1. Spazzolatura: costante, ma delicata
- 2–3 volte a settimana durante l’anno
- tutti i giorni durante il periodo di muta (primavera e autunno)
Usa una spazzola morbida o un pettine a denti larghi e esclusivamente di acciaio. Evita strumenti troppo aggressivi, perché il loro pelo è fine e delicato.
💡 Tip: rendi la spazzolatura un momento di coccole, non una procedura forzata.
✅ 2. Zone da controllare con più attenzione
Il Birmano non si annoda facilmente, ma qualche punto può richiedere più cura:
- dietro le orecchie
- ascelle
- interno cosce e fianco
Se trovi un piccolo nodo, non tirare: tieni la ciocca alla base e scioglilo con un pettine fine o con le dita.
✅ 3. Bagni: solo quando serve
Non è necessario lavarlo spesso:
👉 1 ogni 2–3 mesi, o solo in caso di sporco evidente.
Utilizza sempre uno shampoo specifico per gatti, delicato e senza profumi forti. Asciugare bene con Phon a bassa frequenza e aria tiepida per evitare di spaventarlo.
✅ 4. Alimentazione = mantello più sano
Un pelo lucido parte da dentro.
Scegli crocchette e umido ricchi di proteine e omega-3/6.
Un’alimentazione corretta riduce la perdita e rende il pelo più morbido.
✅ 5. Pulizia degli occhi e igiene generale
Molti Birmani hanno una leggera lacrimazione naturale.
- usa una garza sterile e soluzione fisiologica
- pulisci delicatamente dall’angolo interno verso l’esterno
Occhi puliti = pelo più pulito.
✅ 6. Taglio delle unghie e grooming soft
Durante la sessione di spazzolatura:
- controlla le unghie (tagliale ogni 2–3 settimane)
- guarda le orecchie
- tocca le zampette per abituarlo
Il grooming diventa così un’abitudine piacevole.


Il segreto con il Birmano
La cura del mantello non è solo estetica:
è un’occasione per rafforzare il legame con lui.
Più lo accarezzi, più si fida.
Più si fida, più il mantello sarà facile da curare.
Perché scegliere un Sacro di Birmania come compagno?
Scegliere un Sacro di Birmania significa scegliere un gatto che non ti farà mai sentire solo.
Tra tutte le razze, è una delle più affettuose, sensibili e orientate alla relazione con l’essere umano.
Il Birmano non è un gatto che “vive accanto a te”:
vive con te.
Un carattere unico
È dolce, equilibrato, mai aggressivo e ha una sorprendente capacità di comprendere le emozioni.
Non invade, ma ti cerca.
Non pretende, ma offre presenza.
Il suo sguardo blu, profondo e attento, sembra dirti ogni giorno: “Sono qui per te.”
Adatto alle famiglie e ai bambini
Il Sacro di Birmania è paziente e tollerante, ama partecipare ai momenti quotidiani e diventa un compagno di giochi ideale per i più piccoli. È il gatto perfetto per chi desidera un animale che sappia creare un legame vero.
Un equilibrio perfetto
Gioca con entusiasmo, ma sa anche godersi la tranquillità.
È affettuoso, ma non appiccicoso.
Si adatta facilmente alla routine della casa, ai cambiamenti e alla presenza di altri animali.
Il gatto che ti sceglie ogni giorno
Il Birmano è un felino dal cuore grande.
Ti segue, ti osserva, si siede vicino a te quando studi, lavori o leggi.
Cerca il contatto, la compagnia, il legame.


Scegli un Sacro di Birmania se vuoi un compagno di vita, non solo un gatto.
10 curiosità sui Sacri di Birmania
1. Nascono quasi bianchi
I cuccioli di Birmano nascono completamente bianchi.
Le punte scure (muso, orecchie, zampe e coda) compaiono solo dopo alcune settimane grazie al gene pointed sensibile alla temperatura.
2. Occhi blu garantiti
Indipendentemente dal colore del mantello, tutti i Sacri di Birmania hanno occhi blu. È un tratto genetico tipico della razza.
3. Guanti bianchi… imposti dalla natura
Le loro zampette bianche, chiamate “guanti”, sono obbligatorie nello standard di razza.
Nessuna altra razza ha questo disegno così preciso e simmetrico.
4. Pelo setoso… senza nodi
Il Birmano ha un mantello semi-lungo senza sottopelo fitto, per questo si pettina facilmente e non tende a fare nodi.
5. È il “gatto dal cuore di cane”
Ha un carattere leale e affettuoso: segue il suo umano ovunque e ama la routine familiare.
Non stupirti se ti accoglie alla porta come un cane.
6. Ama la compagnia
Il Sacro di Birmania non è un gatto indipendente.
Soffre la solitudine e preferisce vivere in case dove c’è spesso qualcuno.
7. Perfetto per i bambini
È paziente, docile e adora il gioco delicato.
Molti proprietari lo definiscono il gatto babysitter.
8. Sa “parlare”, ma con discrezione
Miagola poco e con una vocina dolce.
Più che parlare, esprime tutto con gli occhi.
9. Intelligente e curioso
Apprende facilmente routine e comandi (anche il riporto!).
Ama i giochi interattivi e i puzzle food.
10. Una leggenda alla sua origine
Una famosa leggenda racconta che il Birmano discenda dai gatti sacri dei templi della Birmania, custodi della dea dalla luce dorata.
Da qui il suo nome: Sacro di Birmania


